Enigmatica, multiforme, tentacolare è la scultura polimaterica di Piero Racchi, che plasma forme complesse, ascensionali; altre volte compare il cerchio, simbolo di perfezione, cerchio magico per allontanare il male. Mi vengono in mente incisioni medioevali di maghi che, credendosi protetto dal cerchio che hanno tracciato attorno a sé, evocano le ombre più infernali. L’arte di Racchi non è rassicurante, la superficie appare schiumosa, zigzagante; evoca fondali marini, alghe ondeggianti nell’oscurità di sorgenti segrete. Affiorano conchiglie in forme floreali. Tre i colori dominanti: un azzurro intenso, tra il blu e il turchese, un aspro verde-veleno; un nero dilagante e lucidissimo. L’autore da un significato ambientalista: la natura vuole emergere rigogliosa, mentre il buio inquinamento la distrugge. Ma il verde rinasce, anche se in tonalità dissonanti come quelle di Van Gogh, cui ho dedicato una poesia, ecco l’incipit: “ Vincent,il verde veleno nei tuoi quadri / corrode l’anima, / scarlatto ti brucia il sangue / di febbre vorticosa “. Anche certe opere di Racchi hanno piccoli punti rossi che si posano inquietanti. Ciò che racchi ama è agire sulla materia, concreta, dura, metallica, quando inserisce parti di ingranaggi, rotelle dentate appartenenti forse a orologi, o fantastiche macchine del tempo. L’autore desidera creare un’arte non datata, apparentemente astratta, poiché arduo da decifrare è l’uomo, e il suo pensiero. Le trasformazioni della materia artistica di Racchi mi evocano i versi della 2 Tempesta “ di Shakespeare: “ Nulla di lui che si perda o vada in rovina, tutto subisce splendente metamorfosi marina. Le mani diventano coralli, gli occhi perle, tutto si muta in qualcosa di nuovo e di strano.

 

                                                     Egle Migliardi.

                                            Poetessa e critica letteraria